Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 12 ottobre 2011 - 15:45:18

Professione candidato

Un blog libero, per dare voce a quanti stanno vivendo... "da candidati"!


Scritto il: mercoledì, 16 maggio 2012 - 10:18:26

# Candidature di massa... un terno al lotto

Per candidature di massa intendo quegli “eventi selettivi” ai quali partecipano un vasto numero di persone, senza una particolare professionalità e generalmente per un impiego a bassa qualificazione.

Per parlare di questi “eventi” prendo spunto dalla mia esperienza diretta.

Anni fa, nel mese di novembre, andai in una serra abbastanza grande per fare un giro (mi piacciono molto i fiori e le piante). Vidi all’ingresso un avviso nel quale si diceva che stavano cercando personale per il mese di dicembre, in occasione delle feste natalizie; chi era interessato doveva passare in segreteria per compilare la domanda. Fui incuriosita dalla proposta, così, visto che avevo i weekend liberi, pensai di compilare la domanda.

In segreteria mi diedero due fogli; prima uno, nel quale mi si chiedevano le informazioni standard, nome, indirizzo, studi, esperienze di lavoro, ecc.; compilato questo mi diedero un secondo foglio, o meglio quattro fogli che contenevano un test di 100 domande, con quattro caselle per la risposta, che dovevo compilare in 30 minuti e consegnarlo subito dopo.

Le domande erano divise per “categorie”, diciamo così; c’erano domande di tipo attitudinale, di tipo comportamentale, di tipo relazionale, ecc. In definitiva era un test psicologico, che a mio parere poteva servire solo come carta straccia e non esagero.

Le domande erano formulate in modo da creare degli apparenti trabocchetti così da evidenziare le eventuali contraddizioni del candidato. Alcuni di questi trabocchetti erano palesi, altri più sottili, ma comunque evidenti. Certo, un po’ di memoria occorreva averla per ricordarsi, per esempio, che la domanda 98 era una riformulazione della domanda 17. Però, se uno è abituato a giocare con i test si accorge subito dell’inganno.

Ma la formulazione ingannevole non fu l’unico elemento caratterizzante il test. Il test era di per sé assurdo in quanto il candidato avrebbe dovuto essere tutto e il contrario di tutto a livello psico-attitudinale. Emergeva, cioè, che la persona interessata doveva essere, faccio degli esempi, puntuale, ma flessibile; socievole, ma non chiacchierone; ambizioso, ma collaborativo; collaborativo, ma non gregario; rispettoso dell’autorità, ma non servitore ebete; propositivo, ma non troppo; amare gli ambienti chiusi, ma amare anche gli ambienti aperti; non doveva temere la luce, ma nemmeno il buio. E via così.

Quando consegnai il test, dopo 30 minuti, mi dissero che avrebbero inserito i dati in un “cervellone”, il quale avrebbe fatto il calcolo e la statistica di tutti i dati raccolti, i miei e quelli di tutti i candidati, e infine avrebbe emesso la sentenza. I primi classificati sarebbero passati alla fase due, cioè al colloquio orale con un dirigente.

Ora voi capite che questo tipo di selezione è simile a un terno al lotto, tu metti dei numeri e speri che escano. Una cosa ridicola, a mio parere, ma forse non sono dello stesso quelle menti illuminate che hanno impiegato ore e ore per compilarlo.

Personalmente nutro seri dubbi sulla validità di questo tipo di test, non sui test in generale, ma su questo tipo di test per il reclutamento della massa. Voglio dire, provate a pensare: per fare la cassiera per quattro domeniche in una serra occorre tutto ciò? Tutte quelle domande assurde e ingannevoli?

Oppure, “pretendere” anni di esperienza per battere su una cassa e sparare con una pistola laser su un codice a barre? Oppure, per esempio, se scrivo su un foglio che sono puntuale, mentre in realtà sono una ritardataria cronica, il datore di lavoro può saperlo solo dopo avermi assunta, o no? Così come l’eventuale puntualità al colloquio non è necessariamente segno inconfutabile della mia puntualità tout-cout.

In conclusione, dopo 15 domande mi accorsi dell’assurdità della cosa, finii il test come fosse un gioco, simile a quando, raramente, segno i numeri per il lotto (che non vinco mai, tra l’altro)… e, come da copione, non vinsi nemmeno con il test della serra.

 

Elisa Sanacore


Scritto il: lunedì, 14 maggio 2012 - 09:14:48

# Ma come li leggono i CV?

Il titolo è volutamente polemico e rivolto a tutti i selezionatori d’Italia. Leggere per credere.

Come ogni buon disoccupato, sono iscritto praticamente a tutti i siti di cercalavoro, ricevo le loro newsletter e leggo sempre i loro suggerimenti. Quelli che vanno per la maggiore, esaltano i curriculum ben scritti, con tutte le informazioni (dai dati personali alle esperienze lavorative) in bella evidenza. Vero: un Cv ben scritto fa sempre la differenza.

Spesso, però, mi chiedo: come lo leggono? Con interesse? Distrattamente? Fanno veramente attenzione a quel che c’è scritto? Ci fanno l’aeroplanino di carta? Il dubbio, non nuovo in verità, si è rafforzato in me, dopo la telefonata che ogni aspirante candidato odierebbe ricevere.

Numero sconosciuto, nome della selezionatrice e dell’agenzia pronunciati così velocemente che non li afferro; segue sfilza di domande su chi sei e su che sai fare. I più esperti, a questo punto, si rendono subito conto di chi è veramente interessato al tuo cv e chi no: i primi, che lo hanno letto per davvero, conoscono le tue esperienze lavorative e le aziende per cui hai lavorato; i secondi si accontentano, al massimo, di nome e numero di telefono. I primi ti fissano subito un appuntamento per un colloquio vis à vis, i secondi ti liquidano con un “la contatteremo nei prossimi giorni”.

La tizia mi sottopone una serie di domande, che mi fanno subito capire che appartiene alla seconda categoria: non ha idea di dove ho lavorato, per quanto tempo e in che mansione. Ciliegina sulla torta, ecco l’indizio finale che fa da prova:

“Mi scusi, dimenticavo, quanti anni ha?”, mi chiede.

“32.” rispondo perplesso.

Lei, cadendo dalle nuvole, mi dice: “Oh, ma…ecco…l’azienda vuole assumere con contratto di apprendistato (per cui servono meno di trent’anni ndr), lei sarebbe fuori età.”

Facendo appello a tutta la calma di questo mondo le faccio notare che: a) sull’annuncio c’è scritto “contratto a tempo determinato” e non “apprendistato”; b) che la mia data di nascita è in bella vista, proprio sotto il nome. “Come ha potuto leggere!” aggiungo, questa volta stizzito e polemico.

Lei, forse imbarazzata, mi risponde frettolosa: “Guardi, facciamo così: chiamo l’azienda e faccio presente che lei ha tutte le competenze richieste, tranne l’età. La contatto nei prossimi giorni, per darle una risposta.”

“Va bene.” faccio io, convinto, come poi è successo, che non l’avrei più sentita.

Capisco che i selezionatori abbiano a che fare con centinaia di curriculum al giorno, ma leggere un cv con attenzione è anche una questione di rispetto verso il candidato: è mille volte preferibile ricevere una sola telefonata, da parte di una persona che ha realmente letto il tuo cv, piuttosto che dieci, da chi gli ha, a malapena, dato uno sguardo.

 

Danilo


Scritto il: venerdì, 11 maggio 2012 - 11:41:19

# Professionisti della comunicazione_1

Facciamoli parlare in prima persona. Chiediamo loro come si è svolto il loro percorso, se lo rifarebbero, se sentono di aver realizzato il loro progetto di vita professionale... Chiediamo i perché sì o i perché no del loro lavoro... Professionisti e lavoratori, con qualifica o senza, a partita iva o dipendenti, tutelati o precari... Tanti autoritratti per scoprire altrettante figure professionali, per chiarirci le idee, scoprire una curiosità inaspettata, sfatare un mito, magari per prendere o riconfermare una decisione, ascoltando chi "ci è già passato".

         

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Oggi parliamo di PROFESSIONISTI DELLA COMUNICAZIONE_1
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Insieme a TOMMASO, trentenne, laureato in Scienze della Comunicazione, che pur essendo riuscito a "rimanere nel settore" ci racconta, tuttavia, di una grave difficoltà generazionale.


D. Raccontaci il tuo percorso (Il tuo lavoro prevede un percorso formativo specifico. Quando hai deciso di intraprenderlo? In base a quali considerazioni l'hai intrapreso? Non hai mai avuto ripensamenti? Quello che fai oggi è in linea con quello che - quando studiavi - pensavi sarebbe stato il tuo lavoro? Dopo gli studi hai dovuto affrontare una lunga "gavetta" o sei entrato subito nel vivo della professione? La tua professione prevede un percorso di carriera lento o veloce?)
R. Innanzitutto vorrei dire che di percorsi, per ora, ne ho seguiti e ne sto seguendo due, entrambi precari e certo tutt'altro che conclusi. Faccio il web editor nel sito di un grande gruppo televisivo e contemporaneamente anche il cronista di provincia, nella mia terra, da quasi tre anni. Più che una decisione è stato direi il caso, a portarmi su queste strade, dopo esser tornato da parecchi anni di vita da studente universitario fuorisede (Scienze della Comunicazione, che non forma per niente, ma almeno l'ambito è più o meno quello). Ora come ora, non credo si possa parlare di progetti di carriera, lenti o veloci che siano, vista la stagnazione e il sostanziale congelamento, soprattutto in ingresso, nel mondo delle aziende, anche le più grosse.
 

D. Tre motivi per consigliare un percorso come il tuo
R. E se non ne vedessi neanche uno, di motivo? Viviamo nell'epoca del "prendo quel che trovo, se lo trovo e quando lo trovo", per cui...
 

D. Tre motivi per NON consigliare un percorso come il tuo
R. Idem come sopra...
 
D. A oggi, professionalmente, puoi dire di sentirti "realizzato"? Perché sì o perché no?
R. Come cronista, pur nel mio piccolo, direi di si. Nel senso che mi sento realizzato soprattutto perché mi piace quel che faccio e posso dire anche che mi piace come lo faccio (e soprattutto piace a chi, nelle redazioni, gestisce i miei pezzi).
In senso assoluto direi invece di no ma, anche qui, il discorso riguarda più che altro la totale incapacità per la mia generazione di concepire qualsivoglia tipo di futuro davanti a noi.
 

D. Come pensi che la "crisi" influirà sulla tua professione e il suo mercato di riferimento? La tua è una professione adatta al periodo che stiamo attraversando?
R. Su quella del cronista credo che influirà eccome, sebbene il giornalismo locale su carta resisterà più a lungo. Il futuro è il web, volenti o nolenti, nel bene o nel male. Di converso, come già in moltissimi ambiti, quella di web editor si potrebbe definire la nuova qualifica da "operaio" del web, quindi resisterà... spero!
 
Intervista a Tommaso Nencioni, tommaso.nencionigmail.com

 

Laura Chiara Colombo


Scritto il: mercoledì, 9 maggio 2012 - 09:56:47

# L'apprendistato: ultime dichiarazioni del Ministro Fornero

Un po’ di storia

 

L’apprendistato è un rapporto di lavoro, il quale ha una lunga storia che affonda le radici addirittura nell’epoca rinascimentale.
Tale rapporto di lavoro viene stipulato tra il datore di lavoro e l’apprendista; quest’ultimo è un dipendente a tutti gli effetti, ma a differenza degli altri lavoratori egli è “senza esperienza” e per tale motivo viene assunto dall’azienda a condizioni contrattuali inferiori in cambio di una formazione specializzata tale da garantirgli la crescita professionale e l’esperienza necessaria per considerarsi un lavoratore o un professionista a tutti gli effetti.
Esiste accanto a questo tipo di apprendistato lavorativo, l’apprendistato formativo, quello cioè facente parte di un apprendimento tecnico-professionale inerente a specifici Istituti di formazione professionali.

In definitiva, abbiamo tre tipologie di apprendistato:

- L’apprendistato per l'espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione.
- L’apprendistato professionalizzante.
- L’apprendistato per l'acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione

La prima regolamentazione del contratto di apprendistato risale al 1955, con la Legge n. 25 del 19 gennaio, la quale introduceva gli sgravi fiscali a favore del datore di lavoro.
Dobbiamo arrivare al 1997, cioè al cosiddetto “Pacchetto Treu” (Legge del 24.06.1997 n. 196), per assistere ad un’ampia riforma dell’istituto contrattuale dell’apprendistato, la quale entrò nel merito della formazione da impartire all'apprendista e introdusse, per la prima volta, la "formazione esterna" all'azienda, delegandone il coordinamento alle Regioni.
Nel 2003 arriviamo all’articolazione dell’apprendistato nelle tre tipologie sopra indicate, tramite il  Decreto legislativo 10.09.2003 n. 276, che è il decreto attuativo della cosiddetta Legge Biagi (Legge 14 febbraio 2003, n. 30).

Qui
potete leggere il testo integrale della “Legge Biagi”.


Ultimi pronunciamenti del Ministro Fornero sulla riforma dell’apprendistato

In occasione del convegno Io lavoro con l’apprendistato, promosso dall’Assessorato al Lavoro e alla Formazione Professionale di Torino, svoltosi il 7 maggio al Centro Congressi a Torino, il Ministro Fornero è intervenuto sul tema con alcune dichiarazioni che hanno inevitabilmente scatenato la reazione di molti. Ma vediamole da vicino.

La prima affermazione scottante è stata: "Stanno cambiando le regole, le istituzioni, ma dobbiamo cambiare mentalità e comportamenti. Senza un cambiamento anche questo disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, che mi auguro che il Parlamento approvi al più presto, resterà sulla carta. Nessun cambiamento di regole è utile se non è accompagnato dalla consapevolezza che qualcosa non ha funzionato".
La mentalità che deve cambiare è quella degli imprenditori e dei datori di lavoro i quali per troppi anni hanno approfittato degli sgravi fiscali e di tutte le agevolazioni possibili riguardanti l’apprendistato per fare più che altro i propri interessi e gli interessi dell’azienda, senza preoccuparsi realmente della formazione dei giovani. È noto che in moltissimi casi i giovani vengono assunti come apprendisti non tanto per essere formati (o comunque sulla formazione si investe il meno possibile), ma perché costano meno e non si devono necessariamente assumere.
La Fornero ha affermato chiaramente: “La logica di utilizzo che ha prevalso è stata quella dell'ingresso flessibile a costi più bassi. È questa mentalità che deve cambiare”.

La seconda affermazione, ancora più scottante della prima è: “I nostri giovani sanno troppo poco. Non conoscono le lingue, l'italiano compreso e neanche i rudimenti della matematica. Non sanno fare di conto”.
Ha citato poi alcuni dati sui giovani:
- nella fascia d'età fra 18 e 24 anni, quelli con titolo di scuola media inferiore e non inseriti in altri percorsi formativi, la media europea è del 14%, in Italia del 18,8%, in Spagna dell'11% e in Francia del 12%.
- nella fascia d'età 30-34 anni, quelli che hanno un titolo universitario, la media europea è del 33,6%, in Italia 19,8%, in Francia 43,5%, in Spagna 40%, in Germania 30% e nel Regno Unito 43%

Questi dati e le affermazioni sintetiche del nostro Ministro sono stati sufficienti per suscitare la solita reazione indignata di chi vuole difendere l’ignoranza, come fosse un principio di dignità umana, anziché riconoscere i reali limiti del nostro Paese e di molti dei nostri giovani.
Basta infatti solo parlare con genitori e insegnati per rendersi conto di quanto il livello di difficoltà scolastica sia preoccupante. O basta parlare con alcuni volonterosi universitari e laureandi o neo-laureati che danno ripetizioni ai ragazzi delle Medie Inferiori per rendersi conto che molti di questi arrivano in Terza Media riuscendo a stento a comporre un tema di due pagine e per i quali la matematica e la geometria sono tra le materie più ostiche e incomprensibili. Oppure basta visionare le prove Invalsi o i dati Ocse.
Queste lacune “strutturali” dei ragazzi/e si trascineranno poi alle Superiori e anche all’Università.

Prima di scagliarsi contro il Ministro, con le solite accuse di voler fare la professoressa, di considerare tutti degli ignoranti, ecc., occorre ammettere che il livello di istruzione e di cultura dei nostri giovani, ma non solo dei giovani, è veramente basso. Poi, certo, ci sono le eccezioni, ci sono le eccellenze, ci sono quelli di buona volontà, ma ciò non rimedia alla situazione che nel complesso ha delle percentuali che parlano da sole.

Se non si possiede abbastanza senso critico e auto-critico da ammettere che “nessun cambiamento di regole è utile se non è accompagnato dalla consapevolezza che qualcosa non ha funzionato”, come ha detto la Fornero, allora veramente le cose non cambieranno mai e soprattutto non cambieranno mai in positivo.
Io personalmente, invece, auspico una “rinascita” nel nostro Paese e nei nostri giovani; spero vivamente che la Scuola possa essere in grado e possa avere tutti gli strumenti necessari per formare giovani competenti e capaci di competere con altri giovani di altre Nazioni, perché nel mondo globalizzato il confronto e la competizione con i migliori sono imperativi stringenti.
Così come spero che le Aziende cambino mentalità e smettano di pensare unicamente a sé e a massimizzare il profitto, elementi che si bruciano in breve tempo, e, invece, si impegnino a creare un mondo diverso e migliore non solo per sé ma anche per chi verrà dopo, che è sicuramente un progetto a lungo termine e duraturo.
L’investimento sulle persone non è una perdita, se ci rendessimo conto di questo saremmo già a buon punto.

Elisa Sanacore
 


Scritto il: venerdì, 13 aprile 2012 - 15:47:38

# Le interviste di PC. Parliamo di... WEB & MULTIMEDIA DESIGNERS

Facciamoli parlare in prima persona. Chiediamo loro come si è svolto il loro percorso, se lo rifarebbero, se sentono di aver realizzato il loro progetto di vita professionale... Chiediamo i perché sì o i perché no del loro lavoro... Professionisti e lavoratori, con qualifica o senza, a partita iva o dipendenti, tutelati o precari... Tanti autoritratti per scoprire altrettante figure professionali, per chiarirci le idee, scoprire una curiosità inaspettata, sfatare un mito, magari per prendere o riconfermare una decisione, ascoltando chi "ci è già passato"

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Oggi parliamo di WEB & MULTIMEDIA DESIGNERS.

Insieme a CHIARA, 35enne mamma lavoratrice, realizzatrice di siti Internet di lunga esperienza, che - da pochi mesi - ha deciso di aprire uno studio proprio.

 

D. Raccontaci il tuo percorso (Il tuo lavoro prevede un percorso formativo specifico. Quando hai deciso di intraprenderlo? In base a quali considerazioni l'hai intrapreso? Non hai mai avuto ripensamenti? Quello che fai oggi è in linea con quello che - quando studiavi - pensavi sarebbe stato il tuo lavoro? Dopo gli studi hai dovuto affrontare una lunga "gavetta" o sei entrato subito nel vivo della professione? La tua professione prevede un percorso di carriera lento o veloce?)

R. Il mio lavoro è molto cambiato nel corso degli anni (io ho iniziato circa 15 anni fa), il sito Internet può essere realizzato da varie figure professionali ma, secondo me per essere in grado di essere un consulente e un professionista che sappia rispondere alle esigenze dei clienti in maniera appropriata bisogna avere competenze valide sia sulla parte grafica che sulla conoscenza di linguaggi e framework per la realizzazione di pagine web.
Io sono diplomata Perito aziendale corrispondente in lingue estere ma non volevo veramente
seguire quel percorso professionale; così, per curiosità e per opportunità, mi sono avvicinata al mondo dell’informatica con un corso post-diploma. Dopo 6 mesi di stage gratuito a Milano ho trovato un posto presso una delle poche aziende informatiche presenti, nel 1998, nella mia zona. Per 3 anni ho potuto vedere le varie fasi di sviluppo di un progetto web, dal primo incontro con il cliente fino al supporto post vendita, con formazione del personale all'utilizzo del software creato.
Successivamente, e fino allo scorso anno, ho lavorato presso un'altra azienda della zona
dove ho potuto approfondire ogni aspetto del lavoro, trattandosi di una realtà piccola dove ognuno doveva saper fare "un po' di tutto", il che, forse, è proprio una delle mie caratteristiche: non essere propriamente specializzata in nulla ma conoscere un po' di tutto (pregio o difetto, chissà!?!?).

D. Tre motivi per consigliare un percorso come il tuo.

R. La possibilità di fare un lavoro creativo e sempre diverso per me è un punto fondamentale del mio lavoro; essendo donna e mamma, lavorare in proprio permette di seguire meglio la famiglia (anche se poi si lavora la notte!); e, come terzo elemento, la diversità delle varie commesse, dalla creazione di loghi e immagine coordinata alla realizzazione di siti web statici e dinamici.

D. Tre motivi per NON consigliare un percorso come il tuo.

R. Il mio lavoro, oggi, a 15 anni da quando ho iniziato, presuppone avere molte più competenze di partenza perché il mondo web si è molto evoluto e diversificato rispetto ad allora. Non è consigliabile per chi non ha voglia di aggiornarsi di sovente, perché è necessario essere sempre attenti alle nuove tendenze e alle novità che ogni giorno la rete propone.

D. A oggi, professionalmente, puoi dire di sentirti "realizzata"? Perché sì o perché no?

R. Mi sento realizzata un quanto riesco a fare il lavoro che mi piace e riesco a seguire la mia famiglia come voglio. Spero di futuro di poter avere maggiori certezze economiche, che oggi mi mancano sopratutto per la breve storia del mio studio.

D. Come pensi che la "crisi" influirà sulla tua professione e il suo mercato di riferimento? La tua è una professione adatta al periodo che stiamo attraversando?

R. Non penso che la crisi influirà tanto sul mio settore (forse qualche richiesta di sconto in più!!) per il fatto che si tratta di un settore appetibile per coloro che non l'hanno mai avvicinato: è un tipo di pubblicità più economica dalla classica stampata e soprattutto l'impegno economico e il sito internet è scalabile pertanto è possibile iniziare con investimenti piccoli per poi - a fronte di risultati concreti - aumentare la propria presenza sul web. Per quanto riguarda la parte di grafica "tradizionale", il discorso è diverso e probabilmente la crisi sarà più avvertita.

Chiara Scarinzi, "ideechiare", chiarascarinzi.it - www.scarinzi.it