Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 12 ottobre 2011 - 15:45:18

Professione candidato

Un blog libero, per dare voce a quanti stanno vivendo... "da candidati"!


Scritto il: mercoledì, 15 aprile 2015 - 15:38:40

# Il lavoro si paga!

Come facciamo a ridurre i costi? Semplice: invece che pensare di ridimensionare i servizi per un'Italia ormai diversa il ministro del lavoro propone di far lavorare GRATIS gli studenti configurandoli come volontariato.

Per fortuna sono tanti i pareri negativi.. il più curioso è quello della nota cantante Fiorella Mannoia che giustamente si scaglia sostenendo che "Il lavoro si paga!".

Su questa pagina la brava Elide riassume l'accaduto traendo informazioni dai social.

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Scritto il: martedì, 14 aprile 2015 - 07:31:19

# Cercare fondi per i tuoi progetti

A volte trovare un lavoro sembra proprio un’impresa impossibile, allora tanti giovani e meno giovani si attivano per cercare soluzioni in proprio; c’è chi decide di aprire delle attività strutturate, aziende vere e proprie, o studi professionali o anche semplicemente dei progetti settoriali limitati ad una specifica realizzazione (per esempio la realizzazione di un cd o di una rappresentazione teatrale, o di un progetto di solidarietà, ecc.).
A qualsiasi livello vi ponete per avviare la vostra attività personale (o di gruppo) il problema principale è quello di reperire i fondi necessari per l’avvio e/o per il sostegno dell’attività nel tempo.

Tra le varie forme di finanziamento c’è anche quella del crowdfunding, che permette di ricercare fondi attraverso la rete. Nei Paesi anglosassoni è già abbondantemente utilizzato, in Italia sta prendendo piede lentamente, ma sempre più persone vi ricorrono. 

Praticamente, questo sistema permette di far conoscere ai frequentatori della rete il proprio progetto e chiedere un contributo in cambio di un omaggio relativo al progetto.
Le piattaforme dedicate  a questi servizi prevedono che colui che si iscrive (gratuitamente) descriva il progetto per il quale cerca fondi, deve cioè essere qualcosa di concreto, un evento, un prodotto, un servizio, non una generica raccolta fondi per l’associazione X.
Lo starter (colui che vuole avviare un progetto, cioè voi) deve fissare un budget minimo per la raccolta fondi che serve per la realizzazione del progetto e deve stabilire una data di scadenza della raccolta.
Il progetto verrà prima valutato dagli amministratori della piattaforma e se ritenuto idoneo verrà messo online e così inizia la raccolta.

A questo punto sarà compito vostro pubblicizzare il vostro progetto e segnalare la possibilità di offrire un contributo attraverso l’utilizzo della piattaforma che avete scelto. Ovviamente, più diffondete la notizia, più fondi raccoglierete. La piattaforma è, come dire, un “contenitore”, un “gestore”, ma poi spetta a voi farvi promotori di voi stessi. Potete pubblicizzarlo nella vostra pagina Facebook mandando il link ai vostri contatti, mandare un twitt su Twitter, mettere un banner sul vostro sito personale, parlarne nei forum ai quali partecipate… insomma, ovunque siate presenti in rete. Ovviamente potrete parlarne anche offline, con amici, parenti, conoscenti, vicini di casa, ecc. rimandandoli al sito che gestisce il vostro crowdfunding per versare il loro contributo (a meno che non preferiscano darvi subito i soldi in mano).
Il versamento si fa utilizzando la carta di credito, la carta postepay, o paypal.

Le piattaforme italiane più conosciute nell’ambito del crowdfunding sono BoomStarterEppela e Shinynote. Queste si differenziano in alcuni aspetti, ma fondamentalmente il sistema è lo stesso.

Guardate ad esempio cosa sta facendo il gruppo novarese per questo fantastico progetto musicale e culturale

(aM e Elisa)

 


Scritto il: martedì, 24 marzo 2015 - 15:15:36

# Dress code: gonna o pantalone?

Avevamo già affrontato questo argomento nel passato.. ma dalle email dei lettori e lettrici pare che questo dubbio rimanga sempre in voga! E quindi lo rivisitiamo in questo articolo.

Avevamo parlato della cravatta, come accessorio maschile da utilizzare o meno in un colloquio di lavoro
Oggi parliamo di un abbigliamento femminile, o meglio, della scelta tra due tipi di abbigliamento, la gonna o il pantalone.

Per far questo voglio partire da uno scambio di messaggi che ho trovato nel Forum di DonnaLibera avvenuto a seguito di questa domanda specifica: “A un colloquio di lavoro per un posto di impiegata, secondo voi è meglio presentarsi in gonna o in pantaloni”?
Riporto qui le risposte, evidenziando alcune parole chiavi:

1) un datore di lavoro serio dovrebbe guardare su altro che sulle gambe, vestite o no. Se il fatto che ti sei vestita in gonna invece che con pantaloni influisce sul esito del colloquio allora il posto sarebbe da rifiutare... Da evitare casomai che ti vesti troppo sexy, il datore di lavoro potrebbe pensare che non hai altro da offrire... Vestiti normalmente, leggermente elegante, gonna o pantaloni, non importa.
2) generalmente proprio per evitare ogni dubbio sarebbero probabilmente da preferire i pantaloni
3) va bene anche la gonna purché non sia troppo corta.
4) un tocco erotico non guasta neppure al colloquio se non mette in imbarazzo il selezionatore. Basta che tu abbia le carte in regola nelle discipline principali
5) chiaro che se ti vesti in modo provocante solo per passare il colloquio questa è un'altra cosa... secondo me basta essere eleganti ma con un tocco di sobrietà!

Quindi, stando alle opinioni personali di alcune donne, che secondo me sono espressione di una “saggezza popolare”, possiamo concludere che i pantaloni sono più neutrali e meno compromettenti della gonna.

La gonna ha in sé un’ambiguità di fondo che poco aiuta la donna in un colloquio di lavoro. Proprio in quanto abbigliamento femminile per eccellenza esso punta l’attenzione più sull’essere donna che sull’essere candidata per un impiego.

La posizione di una candidata donna rispetto al selezionatore è più complessa di quella di un candidato uomo. Sia che il selezionatore sia uomo o donna, il problema continua a sussistere. Infatti, se è uomo essa diventa una sorta di “preda”, se è donna essa diventa una sorta di “rivale”. In entrambi i casi è spacciata e la gonna contribuisce a rendere la situazione “pericolosa”.

Il pantalone sembra quindi essere la soluzione migliore per limitare alcuni pericoli di “genere”, poiché una donna in pantaloni risulta meno aggressiva ad un uomo rispetto ad donna in gonna (o addirittura in minigonna e con tacco alto) e, viceversa, una donna non troppo aggressiva nel look permette ad una selezionatrice donna di essere più rilassata e di non “sentire” l’altra come una minaccia (perché sappiamo che le donne fanno sempre i confronti tra loro).

In definitiva, gli elementi importanti sembrano essere questi: avere le carte in regola (cioè essere preparate e competenti), essere eleganti, ma con sobrietà. Oltre questo io aggiungerei anche un pizzico di fortuna.

a.M. e e.S.


Scritto il: lunedì, 2 marzo 2015 - 17:00:56

# Vuoi diventare cuoco? Fallo a casa tua!

 

Prendo spunto da un articolo del passato della nostra blogger Sabrina... e lo ripenso e attualizzo...
Vuoi diventare ricco e famoso? Diventa chef e vai tv. Se non vuoi andare in tv perché non fa per te, prova comunque a diventare chef. Che poi, chef… Il termine francese fa figo, però cuoco rende di più l’idea. Ecco, diventa cuoco. 

Il campo della ristorazione, soprattutto in Italia, sembra offrire notevoli opportunità di lavoro anche in un momento di crisi. Ci sono dei dati che arrivano dagli Stati Uniti che confermano la tendenza, negli States come in Europa.  
In un’intervista riportata sul sito Luciano Toia, direttore didattico di Alma, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana di Colorno, in provincia di Parma, afferma che quella del cuoco è “una professione che ha il pregio di essere necessaria anche perché la macchina non potrà mai sostituire la mano dell’uomo”. 

Cosa serve per diventare chef? Gli chiedono. Umiltà, capacità di confrontarsi con gli altri e predisposizione allo studio. Non solo abilità ai fornelli, ma anche capacità manageriali e di gestione delle risorse umane. Lui risponde. E di sicuro preparazione perché “entro il 2018, chi indossa il grembiule sarà in possesso almeno di un diploma di scuola superiore, mentre i cuochi con un master o un diploma di laurea rappresenteranno il 15% del totale”.
Se volete fare le cose sul serio e prepararvi per questa professione ci sono vere e proprie scuole in tutte le città d’Italia. Per una panoramica date un’occhiata qui.

E se non volete fare proprio i cuochi, ma la cucina è la vostra passione e vi piacerebbe trasformarla in lavoro ‘fate’ i corsi. Soprattutto nel Nord Italia hanno un gran successo. Curiosate online e scoprirete che potreste aprire una vostra attività in franchising e insegnare a far da mangiare. Anch'io ho partecipato a dei corsi e vi assicuro che piacciono molto (ad esempio la famosa catena Peccati di Gola!). Gente di tutte le età, donne e uomini indistintamente che pagano per veder cucinare dal vivo e imparare a fare qualcosa di nuovo (o imparare, e basta!).

Certo, se volete diventare il nuovo Alessandro Borghese, il famoso chef che fa programmi di cucina su Realtime e Sky ormai diventati cult, o la nuova Benedetta Parodi, che fa altrettanto su La7 e sforna libri stravenduti, dovete prepararvi. Alla fama, perché in ogni caso non farete mai la fame!

Ma se proprio volete cavalcare l'onda del successo, della novità, dell'esclusività... bhe, stanno nascendo i primi supper dinner, i primi cuochi a domicilio, i ristoranti sociali... o quelli specializzati in nicchie - che poi tanto nicchie non sono - che si occupano di vegetariani, vegani, macrobiotici o carnivori. E in alcuni casi, sotto i 5mila euro di incassi annui, giusto per arrotondare o pagare parte della rata del mutuo, non dovrete nemmeno aprire una partita iva: tutto a casa tua, con un rimborso spese da parte degli invitati commensali. La regola d'oro che sta facendo molto scalpore? Non chiamarli più semplici clienti o avventori!
 
... e se invece cerchi un ristoratore che crede in te ecco qualche link ad annunci ai quali noi, se potessimo fare anche altro nella vita, non riusciremmo a dir di no

Cuoco /aiuto cuoco - Parma 
Aiuto cuoco/ cuoco forli - Forlimpopoli
responsabile di cucina per ristorante - Milano 
 
 
Andrea Musumeci (spunti da Sabrina Maio)

 


Scritto il: giovedì, 21 febbraio 2013 - 18:16:57

# Annunci di lavoro, 10 regole per non diventare vittime di un raggiro

Nel post precedente ho riportato le casistiche più frequenti delle frodi che si nascondono dietro alcuni annunci di lavoro stilate dall’Adiconsum e dal Movimento difesa del cittadino.

Sempre in questo progetto di difesa dei cittadini nell’ambito degli annunci di lavoro in collaborazione con il Ministero del Lavoro, le Associazioni stilano le 10 regole cui prestare attenzione per non diventare vittime di un raggiro. Sempre per il principio che è meglio prevenire che curare, vi ripropongo anche queste.

1. Ricordate che le aziende affidabili non nascondono nulla: descrivono subito il lavoro offerto, i requisiti richiesti e il compenso. Fanno leggere e firmare un contratto prima di iniziare qualsiasi sorta di attività.
2. Ricordate che una società seria che vi offre un’occupazione (in ufficio o da casa), vorrà certamente vedere prima il vostro curriculum vitae e le vostre referenze. Ricordate che quando un’offerta sembra troppo bella per essere vera, probabilmente è falsa.
4. Diffidate delle aziende che non indicano la propria ragione sociale e partita Iva.
5. Effettuate ricerche online – ad esempio nel Registro Imprese della Camera di Commercio o sul sito dell’Agenzia dell’Entrate – per verificare l’affidabilità dell’azienda proponente.
6. Diffidate delle aziende che vi chiedono contributi economici per poter avviare il rapporto di lavoro.
7. Non acquistate kit o materiali di qualsiasi tipo necessari per l’avvio di un’attività a domicilio.
8. Diffidate di chi vi chiede di fornire dati personali, indirizzi e-mail e recapiti telefonici con la promessa di ricontattarvi: spesso si tratta soltanto di catene di Sant’Antonio.
9. Prendetevi sempre tutto il tempo necessario per riflettere e verificare la validità e l’autenticità dell’offerta. Diffidate di chi ha fretta di farvi concludere.
10. Non iscrivetevi a corsi o training di avviamento al lavoro a vostre spese. Di solito è l’azienda che assume a farsi carico delle spese per la formazione dei dipendenti. Nei rari casi in cui il corso viene addebitato al lavoratore, il corrispettivo non deve essere anticipato, ma verrà detratto dal primo stipendio.

Sabrina Maio